Paleo Telcom

Introduzione

Recentemente stavo leggendo i consueti aggiornamenti sulle nuove tecnologie e ho colto l’annuncio sul prossimo rilascio dell’evoluzione 5G per le trasmissioni wireless. E’ scattata immediatamente la banale osservazione “come cambiano velocemente le cose” e questo a sua volta mi ha riportato ai miei primi approcci con le telecomunicazioni, 40 anni fa.

Mi è venuta l’ispirazione per questo articolo, una sorta di diario professionale, che scrivo per mia memoria senza pretesa che possa interessare ad altri, al massimo i classici 25 lettori.
Voglio ripercorrere una parte fondamentale della mia carriera, evolutasi parallelamente allo sviluppo delle telecomunicazioni in Italia, in un periodo d’oro di forte crescita e di grandi occasioni, ricco di scoperte e di soddisfazioni.
Nel contempo, voglio fissare dei momenti particolari che hanno impresso svolte decisive nella mia vita lavorativa, o avrebbero potuto farlo, se avesso fatto scelte diverse, secondo il concetto delle “sliding doors“, le biforcazioni della vita.


1974: la scuola é finita

Quinto anno di ITIS, corso di Elettronica Industriale; siamo a maggio e manca poco più di un mese alla maturità. Io e altri 4 compagni veniamo convocati in Telettra (chi ricorda questa gloriosa azienda di telecomunicazioni?) per un primo colloquio conoscitivo. Ebbene si, la chiamata arrivava prima ancora di terminare gli studi; altri tempi.
Siamo divisi in 2 gruppi; per 3 compagni l’incontro é fissato per giovedì; per me e un altro, il lunedì successivo. I 3 fanno l’incontro (positivo) e noi aspettiamo fiduciosi il lunedi’.
Venerdì un’assemblea sindacale in azienda stabilisce il blocco di assunzioni e ricerche di nuovo personale; siamo fregati. I 3 sono assunti e partono con la loro carriera professionale in un’azienda di grande prestigio; io e l’altro restiamo al palo.
Porta sbattuta in faccia ? Forse, o forse no.
Decido di iniziare l’universita’, non in elettronica come ci si poteva aspettare, bensi’ in biologia, affascinante e ricca di promesse quali la bionica (??)

1975: l’era del Circuit Switching

Una sera parlando con il docente di matematica mi dice che SIP (Per i ‘ragazzi’: Telecom Italia si chiamava cosi’ all’epoca) sta svolgendo importanti lavori nelle infrastrutture di rete (“cosa sono queste cose?“) e mi dà il nome di un contatto. Nel giro di un mese inizio il mio primo vero lavoro in un’azienda torinese che opera a Milano per conto di SIP nell’attivita’ di attivazione di collegamenti dati, nazionali e internazionali.
La porta si é riaperta.

Dopo una breve gavetta (parto come ‘operaio aiuto collaudatore in opera’), comincio ad imparare tante cose: cos’è il lavoro innanzitutto (la scuola non l’insegna), le tecnologie e gli apparati di trasmissione, gli strumenti di misura analogici e anche un po’ d’Inglese, dovendo parlare coi corrispondenti esteri.
Inizio a girare l’Italia e durante le attivazioni periferiche dei collegamenti a 300bps (si, avete letto bene: sono 300 bit al secondo !) al Mark III, il sistema di Time Sharing di HONEYWELL GEISS, ‘sbircio’ gli operatori alle Teletype (oggi si direbbe ‘Hackero’ le password) e imparo i primi rudimenti del Basic.

Telescrivente Teletype
Telescrivente Teletype

La Teletype é una macchina da scrivere con memoria, lettore/perforatore di nastro e modem incoroporato. Spesso il modem é un Acoustic Coupler, delle vere e proprie cornette telefoniche che mandano al modem interno quello che ‘sentono’ in linea. Appena possibile mi impadronisco di una macchina libera, uso la password dimenticata sul tavolo dall’operatore, e scrivo i miei primi programmi che do in pasto al cervellone; in pochi minuti (sigh!) la Teletype ticchetta e mi stampa il risultato.
Affascinantissimo :-))


Salto di livello: ora opero solo sui circuiti telefonici internazionali ad alta velocita’ (9600, 14400, 19200 bps) !.
I modem, tutti Codex e Milgo, sono piuttosto laboriosi da predisporre, anche perché i manuali sono tutti in inglese e, ovviamente, di corsi propedeutici non se ne parla neppure.
Quanto studio: ore e giorni passati ad imparare cose nuove ed anche astruse: Viterbi pensavo fosse una cittadina laziale, e Trellis un gruppo musicale; la QAM potrebbe essere una nuova catena di distribuzione alimentare.

Modem Codex 14400bps
Modem Codex 14400bps

La messa in opera di un collegamento internazionale si compone di varie fasi, alcune stimolanti, altre deprimenti:

  1. configurazione apparato (da smontare ed aprire con gli attrezzi). I Milgo hanno anche una sfilza di potenziometri frontali per l’equalizzazione della linea, operazione delicata che da sola prende dai 30 ai 60 minuti. I Codex hanno in configurazione un canale di servizio a 75bps che viaggia in linea contemporaneamente al flusso veloce, ma in direzione opposta.
  2. per instradare il collegamento occorre chiamare l’ASST (Azienda di Stato per i Servizi Telefonici) e fornire le coordinate del punto di arrivo della linea, in modo che possano ‘costruire’ il percorso.
  3. per attivare il circuito si deve in primo luogo effettuare una serie di misure analogiche di linea (profilo di attenuazione, ritardo di gruppo, rumore pesato e impulsivo) e poi concordare col corrispondente la configurazione di alcuni parametri interni (magari di notte se l’altro é negli USA), il tutto al telefono fisso, quello a disco ovviamente, ai cellulari mancano 20 anni.
  4. per finire, la prova della verita’: la misura del tasso di errore (BER = Bit Error Rate) mediante pattern digitali; una palla: occorre aspettare anche mezzora per ogni set di prova.
    L’intera operazione richiede da 1 a 3 giorni, a seconda della fortuna.

Più avanti, presso i primi Datacenter con i mitici IBM360 prendo ‘confidenza’ (ovvero, ci metto le mani sopra) con le consolle VTAM e CICS: che goduria.

La marea di luci e interuttori dell
La marea di luci e interuttori dell’IBM360
Consolle di sistema IBM3278
Consolle di sistema IBM3278

Non c’ho mai capito molto, anzi poco, ma la sensazione di dominare il mondo era orgasmisca: potevo mettere in comunicazione o disconettere i mainframe agli antipodi del mondo.
In effetti l’ho fatto solo una volta (di disconettere) e si sono pure arrabbiati, non so bene perché.
Sempre molto poco rispetto al collega che si é messo a giocare con l’interruttorone rosso di HALT del 360 e l’ha spento!!!
La miseria se si sono inc..ti quella volta.


Nel frattempo, Telettra é in difficoltà per via dei movimenti con Alcatel per una fusione; il personale è in stallo e si preannuciano tagli e dislocazioni.
In breve tempo i vecchi compagni si disperdono e spariscono dalla mia visuale.
La porta sbattuta in faccia si é rivelata invece un’opportunita’ migliore.
Ora sono ora responsabile di squadra per le attivazioni internazionali, con un ottimo stipendio, ma le strade di ulteriore crescita appaiono bloccate non essendo Ingegnere.

E’ ora di cambiare… all’epoca era abbastanza facile.


1980: spediamo pacchetti

Entro in contatto con una compagnia americana di apparati Packet Switching per le telecomunicazioni che ha tra i suoi clienti le maggiori aziende italiane.
I nodi di commutazione sono in pratica dei concentratori che hanno in ingresso una serie di collegamenti seriali sincroni o asincroni provenienti da mainframe, host, periferiche, modem, utilizzatori umani.
Il flusso dati, suddiviso appunto in piccoli pacchetti, viene incanalato in uno o piu’ dei circuiti di uscita ad alta velocità che connettono tutti i nodi di rete. La destinazione dei dati é statica, preselezionata da programmazione del nodo, oppure dinamicamente allocata da consolle.
Ogni nodo è costituito da un grande armadio a rack 19″ che contiene:

  • la CPU: 2 schede (formato di circa 45x45cm) di elaborazione + 1 scheda di memoria dinamica a chip e 1 scheda di memoria statica ad anelli di ferrite ‘intessuti’ con kilometri di filo; uno spettacolo!
  • un’unita’ di I/O composta da floppy da 5″ e una tastiera frontale per la programmazione in esadecimale del codice macchina; questo é il mio forte perché mi é sempre piaciuto da matti programmare
  • un banco di 2 alimentatori in parallelo; bestie da 30kg l’uno, con cavi di uscita dell’alimentazione spessi un dito.
  • una serie di chassis modulari a rack per ospitare le schede di interfaccia sincrone e asincrone, oltre a quelle di commutazione.
  • Le linee di interconnessione tra i nodi sono paurosamente veloci, tronchi E1 da 2Mbps.

Il bello di queste macchine, su un parco installato di decine di unita’, é che almeno una volta al giorno una di queste andava in tilt (la definizione esatta é ‘Panic’). Gli interventi on-site si riducono a sostituire alcune schede e portarsele in laboratorio per il test (interessante, anche se quasi sempre infruttuoso) oppure per le modifiche volanti suggerite dai cervelloni americani; un taglia e cuci alla fine (palloso).

Il lavoro onestamente non è un granché, con orari notturni e festivi, però è una stupenda occasione per avere come colleghi degli americani (californiani, per l’esattezza) e imparare lo slang (le parolacce!) e lo stile di vita jankee.
Faccio anche il mio primo viaggio negli USA; cosa si può volere di più?
Mi si presenta davanti un’altra porta: “vuoi venire a lavorare in sede (Los Angeles)?”
Momenti di strazio interiore: accettare e decollare verso una nuova vita, lasciandosi alle spalle però legami ed affetti, oppure rinunciare tenendosi però stretto l’ambiente conosciuto?
Ho scelto la seconda, quasi certamente per paura.
La porta questa volta me la sono chiusa in faccia da solo.
La vita (lavorativa) pero’ non é piu’ la stessa, tra aspirazioni e rimpianti, e allora…


1984: parliamoci…virtualmente

Mi cercano (succedeva anche questo) da una societa’ di Milano che sta decollando (parte con 14 persone) per essere il primo punto di riferimento in Italia nelle telecomunicazioni (dispositivi, non servizi).
Entro come responsabile tecnico e 5 anni dopo diventero’ direttore marketing, a capo di una squadra di 23 persone tra Milano e Roma.

All’inizio gli apparati trattati sono esclusivamente di produzione straniera e indirizzati alla gestione dei collegamenti, accessori di rete, o alla conversione dei protocolli per connettere risorse asincrone al mondo sincrono IBM (3270 e 5250).
Si incomincia però a parlare anche di connettivita’ personale; nel panorama informatico appaiono i primi BBS (Bulletin Board Systems), ovvero luoghi ai quali ci si connette per ‘parlare’ con altre persone (un Forum, in pratica) e scambiarsi informazioni, perlopiu’ tecniche. Per collegarsi occorre un modem analogico, semplice e a bassa velocita’ per ovvi motici economici
E qui entra in gioco, finalmente!, l’elettronica.
Decidiamo di scendere in campo con la produzione locale di dispositivi per non limitarsi alla pura distribuzione.
Il primo parto, che con grande orgoglio posso dire interamente di mia progettazione, è stato un modem V21 (300 bps), il primo per quanto mi risulta progettato e prodotto in Italia.

modem V2122 (immagine taroccata perché non esistono purtroppo foto)
Modem V2122 (immagine taroccata perché non esistono purtroppo foto reali)

Segue poi un modem intermedio V21-V22 (300 e 1200bps) e quindi il mitico Duetto, un modem V22/V22bis (1200 e 2400 bps) con correzione d’errore e set di comandi AT, venduto in discreta quantità a SIP.
Il modem V21 utilizzava un chip Rockwell ed era ‘stupido’.
Duetto aveva un chipset Sierra e una incredibile CPU Z80 per gestire i protocolli. A proposito di protocolli: qualcuno ricorda i set V25 e V25bis per la gestione dei comandi AT, dell’agenda e della ‘black-list’ ?
Per colpa loro ho passato mesi a Roma al Ministero delle Poste, nel comitato CCITT per lo sviluppo del protocollo (che palle!).
E’ iniziata l’epoca della connettività personale (e Internet non c’era ancora).

E’ stato un periodo felice, di grande fervore e tante soddisfazioni; frequenti viaggi negli States, incontri e convegni in tutta Europa, tante cene di lavoro con inglesi, tedeschi, giapponesi… Tanti colloqui per assumere nuovi collaboratori, quasi tutti ingegneri e tutti senza la minima conoscenza pratica del mondo del lavoro, sigh!

Nei primi 5 anni siamo passati dai 300bps ai 2Mbps dei ‘trunk’ E1 e ISDN. Nei successivi 5 siamo arrivati a FTDDI (100 Mbps su fibra ottica) e ATM, coi suoi 155Mbsp.
Passiamo dalla commutazione di pacchetto alla virtualizzazione dei collegamenti.


Cisco Multiservice 7606 Router
Cisco Multiservice 7606 Router

Nel frattempo sono arrivate 3Com, Nortel e Cisco e il panorama tecnologico è mutato di nuovo radicalmente; é nata Internet e ‘routing’ non é piu’ un problema digestivo 🙂
Altri corsi, altre certificazioni, altri accordi, con tempo, risorse ed energie dedicate sempre più’ ai rapporti intraziendali e interaziendali, piuttosto che al ‘lavoro’. L’attenzione nelle aziende é ormai più incentrata sulle Stock Option che sui protocolli RIP e BGP.
Quello che succede da qui in avanti é sinceramente meno interessante e meno stimolante.
Nascono come funghetti le software house e le aziende di servizi di telecomunicazioni; ricche, prodighe ed esaltate; ci sono passato, ma a malincuore.
Mi fermo con la storia.


2000 e oltre: incontri fascinosi

Degli anni successivi, prima del grande tracollo, voglio solo ricordare 2 episodi indimenticabili vissuti in un’azienda di Intelligent Building, cablaggi strutturati in rame e fibra.

  • Un convegno tenuto a Beirut a fine luglio (temperatura esterna di 44°, interna di 18°), con uno speech in inglese di 40 minuti (che sudata) di fronte a 500 persone, tra le quali il Ministro delle Infrastrutture e la sua incantevole nipote.

Cosa ricordo? La visita scortati alla città, sicuramente una volta meravigliosa, ma ora con ben pochi cedri residui e martoriata da bombe e proiettili, suddivisa con carri armati siriani in due zone ben distinte.
La ricchezza del centro, moderno, elegante e con discoteche alla moda, e l’estrema povertà dell’area maronita con cittadini seduti sulle rovine in strade polverose, con vecchi cavi telefonici rimasti scoperti e pendenti come festoni in mezzo alla strada.

  • Un viaggio ad Atlanta, alla sede di ATT-Lucent Technologies per vedere all’opera il centro studi e la produzione prototipale delle nuove fibre ottiche per connessioni superiori ai 100Mbps.

Uno spettacolo di strumentazioni, entusiasmo e competenze.


Conclusioni

Dalle note prese nel preparare l’articolo ho provato a ricavare un grafico per l’incremento della velocità di comunicazione nel periodo considerato.

Ben lungi da volere essere una fonte documentata, puo’ comunque essere interessante in quanto delinea abbastanza fedelmente la crescita esponenziale della banda. Notate bene che quelle riportate non sono le velocita’ massime tecnologicamente disponibili, ma piuttosto quelle commercialmente offerte al mercato secondo la mia percezione di operatore.
Per i primi anni qui illustrati ho solo un grande rammarico: la documentazione fotografica disponibile é veramente scarna, non esistendo ancora le macchine digitali; peccato.


NOTA a latere

Gli anni ’80 e ’90 hanno avuto un grande protagonista: lo SMAU, detto anche Salone del Mobile e dell’Automazione dell’Ufficio (chissa’ perché). Non credo sia mai stato importante per le trattative commerciali, ma sicuramente fondamentale per gli incontri privati di informazione, conoscenza reciproca, scambio di dritte e segnalazioni di nuove opportunita’. Sono certo che SMAU abbia favorito piu’ assunzioni delle varie Mercury Urval, Michael Page, ecc

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