Musica

Classificazione della Musica

A mio immodesto e insindacabile parere, la Musica si divide in 2 categorie: quelle buona e quella da dimenticare.
Uso il termine Musica per rimarcare che della infinita produzione musicale io colgo principalmente la costruzione della melodia, del ritmo e dell’esecuzione.
Il cantato può essere ‘demente’, tipo ‘A whiter shade of pale‘ dei Procol Harum (brano che però mi ha avviato allo studio strumentale **) oppure un capolavoro di poesia (buona parte della produzione di De Andrè) o un avvincente e toccante racconto di vita (vedi Guccini); in ogni caso, questi sono prodotti da recepire in altro modo, ovvero da ascoltare, capire e imparare.

** Come dico più avanti, non ho mai imparato realmente a suonare, ma l’impegno ce l’ho messo, tanto. Non potendo suonare Bach sulla tastiera mi sono buttato sulla musica elettronica (Synth) in modo da unire ed abbinare l’altra mia passione per l’elettronica. Il punto di riferimento è stato il Moog, un delirio di combinazioni e possibilità creative; ovviamenteo non mi sono mai permesso l’acquisto di questo mostro, e neppure di altri modelli inferiori, così ho costruito a manina qualcosa che emetteva suoni più o meno decenti e strani.
Ammetto che ho ricavato maggiori soddisfazioni dall’ideazione e realizzazione dello strumento che dall’uso successivo, ma tant’è.


La Musica, invece, deve essere sentita, possibilmente nel posto giusto (in poltrona), nel momento giusto (al tramonto) e nel modo giusto (con una buona cuffia, che isoli e renda bene anche i passaggi delicati).
Volendo comunque esprimere un giudizio globale, il mio massimo voto in assoluto va a Atom Heart Mother dei Pink Floyd.
L’ho sentito centinaia di volte e credo che potrei riprodurlo a voce (!) a memoria. Suscita un amalgama perfetto di sentimenti e visioni: la quiete di un panorama collinare, la frenesia di un’azione convulsa, la struggente malinconia della ricerca, la rabbia di una rivoluzione, l’aspettativa per qualcosa che deve accadare, la sollecitazione a marciare, la distensione post-orgasmica.


Non c’è dubbio che quelli cresciuti come me nell’epoca ‘giusta’ si sono innamorati e influenzati dalle maggiori band di Rock, quelle qui illustrate e altre (Uriah Heep, Yes, Black Sabbath…), forse meno incisive, ma indubbiamente con contributi importanti pur di difficile riproduzione.
Stranamente non inserisco in questo breve elenco altri nomi storici e certamente di grande impatto, soprattutto commerciale: parlo dei Beatles e dei Rolling Stones; soltanto anni dopo li ho scoperti e apprezzati in alcune creazioni.


Un elemento comune alle band qui sopra rappresentate è la capacità di creare pezzi a volte o spesso ‘visionari’, ben lontani dai temi ispiratori di molta musica di allora e anche di oggi.

C’è da ricordare anche altri generi musicali, più ‘facili’ da suonare e altrettanto intriganti e divertenti, ovvero il Country, il Rock Country e le Ballads di questi signori:


Memoria quasi-comica sulle rock band giovanili

Nel lontano 1971 io e 4 amici (Mario, Sandro, Vito e Enzo) abbiamo finalmente ufficializzato la nascita del nostro gruppo Rock, The Slandreds, che avrebbe poi avuto una importante influenza musicale…sui vicini di casa.
Il nome della Band è il termine, tradotto in pseudo-Inglese, “Slandrati”, neologismo non presente nei dizionari dal significato approssimativo di ‘mal messi’, oppure ‘gli scassati’.

Questo deriva in parte dalla ricca dotazione di strumenti e attrezzature, ovvero, limitandosi alle principali:

  • Pianola ELKA a 49 tasti con 6 voci, 3 effetti e sezione ritmica da 16 loop
  • Chitarra elettrica non meglio precisata
  • Chitarra ritmica acustica (elettrificata) a 12 corde, marca mancante
  • Chitarre acustica a 6 corde sconosciuta
  • N.2 bacchette Hollywood per batteria (il resto della batteria mancava !)
  • Magnetofono Geloso a bobine per ascoltare i brani da riprodurre; in registrazione aveva qualche problemino, però il microfono veniva buono. Successivamente è stato sostituito da un compatto con cassette audio, tutt’altra cosa
  • Mangiadischi 45 giri; la fonte principale dei brani in ascolto
  • Amplificatore di potenza da 5W autocostruito (ovviamente) con alimentazione anche a batterie (pacchetto di pile da 4.5v in serie-parallelo – peso stimato circa 3Kg) per rendere il tutto mobile – sigh
  • Cassa acustica (mono) autocostruita con woofer da 30cm e tweeter

Come si può notare, il pezzo forte della nostra dotazione erano le bacchette Hollywood originali.
Il resto della batteria avevamo deciso di acquistarlo coi proventi delle prime vendite.
Per il momento, qualsiasi superficie era più che adatta a generare suoni vari.

L’assegnazione ‘normale’ dei solisti era:

  • Mario: tastiere (studiava al Conservatorio e aveva una buon culture classica); la vera anima musicale della band
  • Enzo: chitarra elettrica; discreto interprete, però non si accordava coi pezzi classici
  • Vito: chitarre acustiche, intercambiabili; non male anche lui, però con un ‘orecchio’ stonato
  • Sandro: batteria (!); era il più fortunato quando si andava in giro visto il peso che doveva portarsi
  • Giacomo (io); qualsiasi cosa tranne la batteria (io e il ritmo siamo cose diverse); di preferenza avrei scelto le(a) tastiere, ma c’era chi era più bravo. Di norma suonavo quindi la 12 corde, nei pezzi meno impegnativi, perchè c’era chi era più bravo.
    Ovviamente ero anche il tecnico del suono (ovvero riparazioni) e quindi mi toccava il trasporto di ampli+cassa+batterie!

Quello ci univa come gruppo, a parte l’entusiasmo e la passione di fare musica, era l’essere tutti totalmente stonati!
Forse per questo non abbiamo mai realizzato pezzi cantati. A parte un tentativo di raccolta di pezzi di De Andrè registrato su una cassetta audio (poi fortunatamente andata perduta) i nostri pezzi erano perlopiù strumentali con, al massimo, qualche ‘verso’ di sottofondo.
Celebre è rimasta la nostra re-interpretazione e arrangiamento di Indian Reservation (‘The Lament of the Cherokee Reservation Indian’) che, essendo appunto un lamento, ben si adattava alle nostre caratteristiche e capacità.


I nostri pezzi forti erano però i brani strumentali Rock dei grandi gruppi ‘del momento’, cioè i Pink Floyd di Ummagumma, i Led Zeppelin (per riferimento, vedere la voce su Wikipedia relativa al concerto al Vigorelli di Milano del Luglio ’71; c’ero, e mi sono ‘gasato’!), i Deep Purple di Firewall, i Jethro Tull (celebre la nostra ‘Locomotive Breath‘ con soffi vari), i Procol Harum, con inserti classicheggianti di J.S. Bach ad opera del grande Mario.

La band, che non ha mai raggiunto le classifiche Hit Parade, si è poi sciolta perchè finite le superiori ciascuno a preso strade diverse.

E qui devo e voglio ricordare Sandro, deceduto in un incidente stradale poco tempo dopo lo scioglimento…mi mancherà sempre e spero proprio che abbia trovato altrove gli altri pezzi della batteria che sognava.

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