SEYCHELLES

Idillici paesaggi da cartolina ma … prezzi da nababbi.
Ecco il motivo per cui questo viaggio non era mai stato preso in considerazione. Tuttavia, al termine di un’immersione, chiacchierando con due ragazzi vagabondi come noi, scopriamo che, in realtà, se si evitano i mega hotel all-inclusive, la cosa è fattibilissima.
Due mesi per organizzare il tutto e SI PARTE !

La nostra meta è MAHE’. E’ l’isola più popolosa dell’arcipelago delle Seychelles, lunga circa 27 km e larga tra i 3 e gli 8 km.
Il villaggio di Beau Vallon è famoso per la lunghissima e bellissima spiaggia di sabbia bianca. Un tempo questa spiaggia era la più rinomata e quindi la più affollata delle Seychelles, ma oggi la maggior parte dei turisti in cerca di mare e di sole preferiscono le isole di Praslin e di La Digue (dove però le immersioni sono solo mediocri).
Dall’aeroporto prendiamo un taxi e ci facciamo portare al mitico Le Pti Payot situato a Marie Anglaise, nell’estremità settentrionale della spiaggia di Beau Vallon.
Il resort (parola grossa!) consiste in 5 deliziose villette indipendenti, circondate da un giardino tropicale, costellato da formazioni rocciose. La nostra villetta ha una veranda da cui si domina la baia e, cosa importantissima, ha una cucina che e’ piu’ grande di quella di casa mia. Questo fatto fa gongolare Claudio; già si vede all’opera ai fornelli alle prese con il “pescato quotidiano”.

Il pomeriggio del primo giorno vola. Scopriamo che, qui a Marie Anglaise, per fare la spesa possiamo contare su delle micro-botteghe gestite da indiani e aperte praticamente 24 ore. Hanno di tutto. Basta aprire i grossi congelatori a pozzetto ed esce carne di manzo, maiale, pollo, …
Ci spiegano che fa troppo caldo e che quindi non si vende carne fresca il cui consumo è, tra l’altro, limitato ai pochi che se lo possono permettere. La base dell’alimentazione dei locali è in effetti costituita dal pesce.
Lungo la strada, su bancarelle di legno improvvisate, i pescatori si alternano, man mano che rientrano con il pescato. Basta indicare che cosa vuoi e in battibaleno pesano, puliscono, lavano e consegnano il pescione (sì, perchè la stazza media è veramente grossa!).

La famosa spiaggia di Beau Vallon e’ veramente stupenda e, incredibile, benché sia alta stagione, ci sono pochissimi turisti (probabilmente bazzicano le spiaggie private degli hotels). Il padrone di casa è letteralmente fuori di testa. Ci ha accolti a braccia aperte, come se ci conoscesse da 10 anni (in effetti ci siamo solo scambiati 4 fax e neanche ha voluto un acconto…).
La sera del nostro arrivo ci invita a cena a casa sua. Lui vive li’, nella sesta villetta, la piu’ grande, quella che domina dall’alto della collina tutte le altre. Ci tocca mangiare un tonno enorme che, haime’, non sa di pesce (e ancor meno sa di tonno!).

Già, perche’ il nostro chef lo cucina alla griglia, alla creola. Lo riempie cioè di spezie di mille sapori e di mille odori e, alla fine, lo cosparge con una salsa (dice che si chiama rougaille) a base di pomodoro e poi ancora spezie. Il contorno e’ costituito da riso bollito e spicchi di mango. MMMHHHMMM … buono, nulla da dire, ma … vuoi mettere un bel pesce alla griglia senza salse strane ? Claudio gli comunica che la sera successiva saremo noi a invitare a cena lui; cucina italiana, spaghetti e vero pesce … sottolinea la parola VERO come se quel poveretto ci avesse propinato della plastica !

Comunque ringraziamo per l’ospitalità e chiediamo informazioni per noleggiare una macchina. E’ davvero gentile, si offre di farci trovare la nostra macchinetta all’ingresso del resort per l’ora di pranzo del giorno dopo, quando rientreremo dall’immersione. Ci sconsiglia comunque la Mini Moke, l’automobile simbolo delle Seychelles. Dice che tutte quelle macchine hanno qualche difetto meccanico, sono depotenziate e vanno bene giusto per i turisti ! (deve essersi ormai convinto che ci confondiamo benissimo con i locali…)

Il Diving (Big Blue Divers) si raggiunge a piedi in cinque minuti. E’ gestito da una signora tedesca molto … tedesca, appunto! Come sempre la prima immersione è da Open Water, ma nei giorni successivi scopriamo un vero paradiso. Qui non c’è una vera barriera corallina. I coralli crescono sparsi tra le formazioni di roccia granitica. Alcune immersioni sono vicine al litorale, altre sono più distanti e si svolgono su massi di granito, al largo.

Tra le tante, una in particolare ci è rimasta impressa: Shark Bank. Il fondale è di circa 30 metri. In genere c’è corrente. Un enorme pilastro di granito si erge dal fondo e poi si allarga. Sulla sommita’ vi sono altri grossi massi che creano un ambiente tutto grotte e anfratti. Intorno solo il blu dell’oceano e… che cosa si può desiderare di più ? Razze, mante, squali, tonni, cernie. Le pareti sono ricoperte da spugne di tutti i colori e da gorgonie bianche.

Tra un’immersione e l’altra visitiamo anche l’isola. Le montagne nell’entroterra sono veramente belle e la strada statale che corre per buona parte lungo la costa offre scorci spettacolari.

Di queste splendide isole in Italia conosciamo i paesaggi da sogno, le bellezze tropicali, le spiagge magiche, le lagune e gli hotels faraonici reclamizzati sui depliants turistici; ma la realta’, per chi vive là, è ben diversa. Non ci aspettavamo tanta povertà. Nei supermercati della capitale, Victoria, gli scaffali piangono. Sembra strano, ma ti fai un’idea di come vive la gente proprio visitando i supermercati. Il tenore di vita della maggior parte della popolazione creola è decisamente basso ed il costo della vita è spropositato. L’economia del Paese si basa sul turismo e sull’industria ittica. La gente ci parla di un Governo corrotto, della mancanza di infrastrutture, di un sistema e di un’assistenza sanitaria del tutto inadeguati.

Nel nostro immaginario le Seychelles rimangono un Paradiso e sono, indubbiamente, tra le piu’ belle isole del pianeta, ma non scordiamoci che, purtroppo, c’e’ dell’altro.