UN GIORNO A MAURITIUS

Mi giro, sento la risata di Ken, il nostro Divemaster, che sventola felice il cappellino ed incita lo skipper mentre il catamarano cavalca le onde spumeggianti oltre la barriera corallina.

Siamo in prossimita’ dell’Ile Plate. La spiaggia bianchissima e’ contornata da palme e da un mare con colori incredibili. Buttiamo l’ancora in circa un metro d’acqua, sotto di noi coralli multicolori e pesci variopinti. I piu’ entusiasti afferrano pinne, maschera e boccaglio e si lanciano a fare snorkeling; i piu’ pigri si stendono al sole.
E’ quasi mezzogiorno e l’euforia per l’immersione che abbiamo fatto questa mattina e’ ancora nell’aria. Lorenzo, Marco e Aldo continuano a raccontarsi ancora increduli l‘emozione provata nella fossa degli squali, quando, all’improvviso, dopo essere stati proiettati nella fossa dalla risacca creata dall’onda oceanica, ci siamo trovati dinnanzi a 15 splendidi esemplari.
L’avventura ha avuto inizio questa mattina alle nove. Al piccolo pontile in legno era ormeggiato il grande catamarano bianco. Tony e Mimм stavano stivando a bordo le provviste per il pranzo e dalle ceste spuntavano verdi ciuffi di ananas, cocchi e un casco di banane.

Abbiamo assemblato le nostre attrezzature e abbiamo preso posto a bordo; l’entusiasmo era alle stelle e le aspettative erano enormi.
Avevamo gia’ fatto questa immersione lo scorso novembre, ma i SIGNORI DEL MARE non si erano fatti trovare.

Siamo partiti e la navigazione e’ proseguita tranquilla sino a Coin de Mire; qui Ken ha iniziato il briefing.
Ci ha informato che la corrente sarebbe stata molto forte ed ha raccomandato prudenza.
Non dovete perdere tempo – ci ha detto – e, non appena in acqua, dovete raggiungere l’imboccatura della fossa che si presenta con un canalone scavato tra rocce.
L’onda di risacca ci ha letteralmente ‘’sparato’’ all’interno; abbiamo volato sopra la testa di una grossa murena che ci ha guardato alquanto seccata.
Due di noi al primo tentativo non ce l’hanno fatta e sono stati risucchiati all’esterno dall’onda contraria. Al secondo tentativo tutto OK e, una volta entrati tutti nella fossa, davanti ai nostri occhi, oltre le piccole rocce che delimitavano il cratere, C’ERANO LORO!.
Ci guardavano curiosi, mentre intrecciavano pazzeschi girotondi per contrastare il riflusso della corrente.
Siamo rimasti al riparo dietro le rocce, letteralmente persi e dimentichi di qualsiasi altra cosa. L’emozione era piu’ che giustificata vista la composizione del branco: martello, grigi e mako’ giravano vorticosamente a meno di un metro da noi !
Dopo un po’ Claudio ci ha fatto cenno che era ora di uscire e, uno alla volta, concentrandoci sui tempi dell’onda che ci avrebbe avviluppati trascinandoci all’esterno, ci siamo diretti nuovamente verso l’entrata della fossa. Due pinnate ed eravamo fuori .. no, non proprio, la corrente mi aveva strappato una pinna.
L’ho presa al volo e mi sono attaccata alle rocce per evitare di essere risucchiata dentro la fossa. Poi Claudio mi ha vista ed e’ venuto in mio soccorso, trascinandomi via.
Appena messa la testa fuori dall’acqua tutti gesticolavano, parlavano, ridevano; non stavano piu’ nella pelle.
Un’immersione come questa e’ valsa, da sola, il viaggio a Mauritius.
Ora l’equipaggio ed il cuoco ci guardano contenti, non capiscono una parola d’italiano, ma in certi casi non serve. Ci porgono un bicchierone pieno di succo di ananas, mango e rhum. ‘’Aperitif’’ dicono, e abbozzano insieme ad Arabella qualche passo di ‘’segа’’’, il tipico ballo Mauriziano.
Domani e’ un altro giorno, nuove avventure, nuove emozioni.
Faremo un’altra immersione nel pomeriggio e resteremo in mare sino a tramonto, per assaporare la quiete di quei momenti, quando il mare si spiana e la brezza si addolcisce; per vedere il cielo dei tropici diventare prima arancione, poi tingersi di rosso e infine sfumare nel viola. Poi, repentinamente, il nero della notte.