BALI

Siamo a Sanur, nella parte meridionale di Bali, a poca distanza dalle isole di Nusa Penida e Nusa Lembongan, nostre mete di immersione.
Ad essere sinceri ci sembra di essere ‘in immersione’ anche quando camminiamo per la strada: il tasso di umidità è altissimo e le magliette sono perennemente inzuppate; alla sera le sciacquiamo e le stendiamo diligentemente…per ritrovarle esattamente identiche al mattino dopo…sembra siano appena uscite da una lavatrice-sola (nel senso di: sola = fregatura) nella quale è stata del tutto omessa la funziona ‘centrifuga’.

Le immersioni, quelle vere, sono piuttosto impegnative.
Spesso troviamo forte corrente e il mare è quasi sempre mosso. Ma sotto lo spettacolo e’ fantastico. Vediamo, oltre alla consueta moltitudine di pesci di barriera, anche squali e mante e sperimentiamo per la prima volta le correnti ascensionali la cui gestione, all’inizio, si rivela un po’ difficoltosa. Tutte le mattine, prima di arrivare sul punto di immersione, Hari ferma la barca in mare aperto e chiede per tutti noi la benedizione degli Dei. Adagia sull’acqua un cestinetto nel quale depone un fiore di loto, un bastoncino acceso di incenso, un mucchietto di riso e un biscotto. Poi recita una preghiera. E’ un rito toccante che, dopo lo stupore iniziale, ti porta inevitabilmente a riflettere.

Tulamben si trova invece nella parte orientale di Bali. C’e’ un solo albergo, il Mimpi Resort, isolato dal resto del mondo. Qui l’attrazione principale e’ il relitto del Liberty, un mercantile armato statunitense silurato nel ’42 da un sottomarino giapponese.

La spiaggia e’stretta, leggermente inclinata e costituita da grossi ciottoli grigio scuro. Niente sabbia e acqua cristallina. Dal diving dell’albergo ci si dirige a piedi, camminando sulla spiaggia, circa 150 metri a nord e da lì si inizia l’immersione. Quando arriviamo in spiaggia, ci vengono incontro alcune ragazze e si offrono di trasportare tutta la nostra attrezzatura sino al punto di immersione. Ci chiedono 1 dollaro a persona e, francamente, siamo un pò titubanti; non ci sembra corretto caricarle come muli da soma. Tuttavia il responsabile del diving ci fa presente che è un lavoro come un altro e che qui le donne sono abituate a trasportare carichi ben più pesanti e per più volte al giorno. Detto fatto le due ragazze arrotolano una salvietta sulla testa poi, aiutandosi a vicenda, issano sul capo le bombole, fissano la cintura dei piombi in vita, mettono a tracolla i jackets e tengono in mano gli erogatori. Camminano spedite sulla spiaggia con i ciottoli che ruzzolano sotto i piedi. Roba da non credere! Noi, nel frattempo, caracolliamo al loro seguito. Indossiamo i calzari ma facciamo quasi fatica a stare in piedi. E il bello è che abbiamo in mano solo le pinne! Dire che ci sentiamo due vermi è poco… Claudio fa lo ‘spiritosone’ e mi informa che al ritorno in Italia le donne di Mare Blu (allieve e staff) dovranno imparare e si dovranno attrezzare (non è chiaro se pensi di pagare anche il famoso dollaro)…comunque lo sfido a proporre la cosa e lo avviso che ben difficilmente riceverà una standing ovation!

Il relitto del Liberty e’disteso quasi parallelamente alla costa; la prua e’ quasi affiorante mentre la poppa si trova a 30 metri di profondità. E’ completamente incrostato di corallo e popolato da una miriade di pesci di diverse qualità. E’ lungo in tutto 100 metri ma è spezzato in più punti ed è quindi facile entrarvi. Molto bella è anche la parete dalla parte opposta della baia che precipita per circa 40 metri su un fondale sabbioso.

Poco a sud di Tulamben vi è un’altra località poco nota: Amed.
Ci assicurano che l’immersione merita. Pochi anni fa la zona era stata completamente devastata dalla pesca effettuata con gli esplosivi poi, dopo l’intervento del Governo e gli indennizzi pagati ai pescatori in cambio del divieto di utilizzare la dinamite, i fondali sono rinati e ora è uno dei più bei punti di immersione a Bali. Saliamo in machina e, anche qui, i ragazzi del diving si fermano strada facendo davanti ad un altarino per fare la loro offerta agli Dei. Raggiungiamo il punto di immersione su di una minuscola barca a bilancere la cui larghezza è purtroppo nettamente inferiore a quella del mio posteriore. Però, siccome ‘mal comune è mezzo gaudio’ mi consolo visualizzando mentalmente il momento in cui Claudio dovrà a sua volta disincastrarsi. ’SE’ riuscirà ad alzarsi ho la matematica certezza che fara’ ’ploppp’ come un tappo di sughero tolto energicamente dalla bottiglia.
Sotto di noi la parete è spettacolare e cade sino a 35 metri. Tutta l’immersione avviene in corrente ed è entusiasmante.

Ma due settimane volano. Il nostro amico taxista, assoldato in virtù della sua intraprendenza e simpatia, tutti i pomeriggi macina chilometri sulle strade asfaltate ma piene di buche e ci porta a scoprire paesaggi mozzafiato, tra montagne e vallate terrazzate a risaie.


Cosa dire di Bali?
Un mare straordinario, un verde che ti riempie gli occhi, un popolo semplice e gentile, un senso di libertà e di serenità che ti rimane dentro…per sempre.