ESPERIMENTI DI VITA SUBACQUEA

ESPERIMENTI CONSHELF

Conshelf One – settembre 1962 – un cilindro d’acciaio di 5,18 metri x 2,44 metri di larghezza viene immerso a 10,5 metri di profondità al largo di Marsiglia con due persone che vi rimangono una settimana. Scenderanno per esplorazioni fino a 26 metri.
Conshelf Two – giugno 1963 – La Strafish House viene calata in Mar Rosso a 11 metri di profondità con 5 persone che vivranno al su interno per un mese. La stazione profonda verrà calata a 27 metri con due persone che la occuperanno per una settimana. Scenderanno per esplorazioni fino a 30 metri.
Conshelf Three – agosto 1964 – Una sfera abitabile fissata su una intelaiatura ad assicurare galleggiabilità e la sistemazione sul fondo fuori da Villefranche in Francia. Cinque uomini vissero al suo interno per due settimane andando a fare esplorazioni fino a 85 metri di profondità.

SCELTA DEL SITO SUBACQUEO

La prima ricognizione nelle acque sudanesi venne effettuata da Albert Falco, primo assistente di Cousteau che, nel dicembre del 1951, navigò per circa un mese nelle impervie acque sudanesi alla ricerca di un sito con le caratteristiche necessarie per poter impiantare la stazione, dove ci fosse la possibilità di costruire una base galleggiante con un buon ancoraggio per il Rosaldo ad una distanza non eccessiva dal porto di Port Sudan dove la Calypso avrebbe fatto base per rifornire di approvvigionamenti la base del Conshelf 2.
Era necessario individuare un sito con un fondale particolarmente ampio posto a non più di 10 metri di profondità sul quale posizionare il villaggio e poi era indispensabile un secondo terrazzo posto a circa 30 metri per la seconda casa sottomarina. Dopo avere battuto in lungo e in largo tutta la zona antistante Port Sudan, Falco individuò il reef di Sha’ab Rumi che rispondeva a tutte le caratteristiche topografiche richieste dal comandante.

L’installazione del villaggio creò non pochi problemi alla troupe in quanto il pianoro sul quale sarebbe stato posizionato il Conshelf 2 in realtà non era assolutamente piatto ma leggermente in discesa verso il largo. Il terrazzo venne spianato prima a mano e poi grazie ad un aratro trascinato dalla Calypso. Tutte le strutture erano perfettamente stagne e quindi galleggianti, per poterle fissare sul fondo vennero zavorrate con diverse tonnellate di piombo. Il Rosaldo sarebbe stato utilizzato come base logistica fissa per tutto il periodo dell’esperimento mentre la Calypso veniva utiliz-zata per i rifornimenti da Port Sudan a sha’ab Rumi.

POSIZIONAMENTO DELLE COSTRUZIONI SOTT’ACQUA

Il posizionamento dei diversi prefabbricati sul fondale ha richiesto uno sforzo imprevisto da parte di tutto lo staff. Un lavoro che ha richiesto giorni e notti di lavoro con il rischio che se i pani di piombo utilizzati per ancorare non fossero stati sufficienti, alla prima mareggiata le costruzioni sarebbero rotolate sul fondo. Lo sforzo maggiore è stato il posizionamento della Starfish House “stella marina, in quanto le zavorre che venivano calate attraverso il tetto non erano mai sufficienti. Furono necessari 4.790 pani di piombo da 50 chili l’uno trasportati più volte dai sommozzatori perché la casa affondasse.
L’hangar del disco invece è stato calato troppo bruscamente andando ad urtare con una tale forza sul fondo che i bulloni dei piedi telescopici sono finiti alla fiamma e l’hangar è crollato. E’ stato necessario riportarlo a galla, svuotarlo dei pesi, circa venti o trenta tonnellate di piombi, sostituire i bulloni dei piedi telescopici, il tutto tenendo l’hangar a galla per mezzo di zavorre e ripetere l’operazione.
La stazione profonda, che doveva essere posizionata a 25 metri di profondità era stata fissata all’argano della Calypso per essere calata sul fondale. Nella notte la corrente è aumentata sensibilmente e la casa ancora in superficie ha cominciato a ruotare su se stessa riducendone la galleggiabilità. La casa è colata a picco rompendo l’ormeggio ed è stata rinvenuta dai sommozzatori a 45 metri di profondità. Agganciata con paranchi venne gonfiata d’aria e issata fino alla sua ubicazione.
Tutta l’operazione d’installazione del Conshelf Two è durata un mese durante il quale molti uomini della troupe sono svenuti per la stanchezza e diversi incidenti sono occorsi nel corso delle operazioni.
Il primo ad entrare nel villaggio fu Dumas che trascorse la prima notte da solo per testarne l’abitabilità, venne seguito dal resto degli oceonauti: il professor Vaissière, Wesley, Falco, Vannoni e Guilbert. Durante la permanenza sul fondo gli oceonauti sono sempre stati tenuti sotto controllo da un medico e un fisiologo, dopo tre settimane risultava tutto normale, anche il morale era alto nonostante i diversi imprevisti occorsi quasi quotidianamente. Anche Canoè e Portelatine, i due abitanti della casa piccola sopportarono molto bene la prova di permanenza a – 25 metri.
La miscela gassosa che respiravano composta da ossigeno e elio, rendeva la loro voce stranamente flautata. Il 23 luglio l’operazione Conschelf Two o Precontinente 2, poteva considerarsi definitivamente conclusa.
Quello stesso giorno il comandante Cousteau diede ordine di cominciare lo smontaggio e il trasloco di gran parte del materiale. Oggi di tutta quella maestosa operazione all’entrata della passe di Sha’ab Rumi, sono rimasti sott’acqua: il garage per il disco, l’Hangar per il deposito degli attrezzi e l’acquario. Lungo la parete sottostante sono state lasciate due gabbie antisqualo e vari pezzi utilizzati nel corso della permanenza sul fondo. Una gabbia antisqualo si trova ora appoggiata sul pianoro sud di sha’ab Rumi. Nel corso di quella memorabile impresa venne girato il film “Il mondo senza sole”, vincitore di un Oscar cinematografico.

IL VILLAGGIO SOMMERSO

La spedizione Conshelf Two o Precontinente II, si concretizzerà nel giugno 1963.
A Nizza e Monaco vennero prefabbricati gli edifici subacquei d’acciaio destinati al villaggio sommerso: il garage per il disco, il “riccio di mare”, una sorta di stazione di servizio nella quale il disco d’immersione potrà parcheggiare e fare il pieno, la grande casa chiamata “stella di mare” nella quale gli oceonauti avrebbero abitato per un mese intero, l’Hangar per il deposito degli attrezzi e la piccola casa o “stazione profonda” all’interno della quale due di loro vissero per una settimana immersi a 25 metri di profondità respirando una miscela composta da elio, azoto e ossigeno, mentre tutte le altre costruzioni vennero posate a 10 metri di profondità. Inoltre erano state costruiti recinti denominati acquario nei quali vengono racchiusi i diversi tipi di pesci destinati poi all’acquario di Monaco e poi le gabbie antisqualo.


La Starfish House, l’hangar e la cabina di profondità appoggiavano sul fondo grazie a gambe telescopiche fissate sul fondale e per garantire maggiore sicurezza, vennero trasportati sul fondo oltre 200 tonnellate di piombo che servirono a fissare il villaggio.
Le quattro strutture pre-fabbricate in acciaio vennero trasportate in Sudan a bordo della nave italiana Rosaldo, tutti i pezzi vennero successivamente assemblati nel porto di Port Sudan con l’aiuto di operai del luogo e partiti il 13 maggio da Port Sudan, raggiunsero la laguna di sha’ab Rumi il giorno successivo. Il Rosaldo ebbe non poche difficoltà ad attraversare la stretta passe per accedere all’interno della laguna per via di una forte corrente che si incanalava all’interno del passaggio.

Una volta entrata in laguna, la nave venne ormeggiata all’interno con la poppa rivolta allo scoglio. Successivamente venne impiantata una lunga passerella di ferro che superando la murata del reef, collegava la nave al punto dove era stato impiantato il villaggio. La prima unità venne posizionata a 10 metri di profondità e battezzata Starfish House “stella marina, in quanto la struttura comprendeva un corpo centrale dal quale si allungavano quattro braccia di forma cilindrica. Per alimentare di aria compressa ed energia elettrica l’interno del villaggio, venne ancorata alle vicinanze il Rosaldo, dotata di grossi compressori e gruppi elettrogeni.
La temperatura all’interno era di 27° centigradi costanti e un tasso d’umidità dell’85%. Il 15 giugno i cinque sommozzatori che prendevano parte all’esperimento scesero in acqua dopo l’ultimo saluto ai compagni.
Lo Starfish House era l’abitazione all’interno della quale vissero gli oceonauti per tutta la durata dell’esperimento. Composta da un settore centrale e quattro bracci dove si trovava tutto il necessario per operare in modo assolutamente indipendente. La parte centrale della stella com-prendeva invece un salone pentagonale dove si trovava l’enorme console elettrica simile a quelle utilizzate nei centri di aeronautica. Altri due bracci della stella erano adibiti a stanze da notte. In un braccio si trovavano i bagni, le docce e l’accesso al mare attraverso una botola che una volta aperta conduceva direttamente in acqua. Nel quarto braccio si trovavano la cucina, il laboratorio e la camera oscura.

PIANO IMMERSIONE

Lo storico Precontinente II era stato installato poche decine di metri fuori dalla passe di sha’ab Rumi in direzione sud. Normalmente lo si raggiunge in gommone dall’ormeggio della barca all’ancora all’interno della laguna.
I resti del villaggio sono visibili anche dalla superficie dell’acqua dove spiccherà il garage che una volta serviva per rifornire il disco.

COMPONENTI DELLA SPEDIZIONE

Il direttore della stazione sottomarina era il prof. Raymond Vaissière, responsabile della divisione di biologia del museo Oceanografico di Monaco.
Claude Wesley era il responsabile delle immersioni ed era chiamato “l’ancien” l’anziano in quanto aveva già partecipato alla prima spedizione del Conshelf One
Andrè Falco, 33 anni.
Pierre Vannoni, 31 anni
Pierre Guilbert “Pierrot”, 43 anni, lo chef di bordo.
Il comandante Cousteau e sua moglie Simon erano visitatori occasionali del villaggio dato che facevano base a bordo della Calypso.