La Democrazia rappresentativa

Con tutte le premesse del caso, ovvero che non né esperto né studioso di storia, diritto, filosofia, sociologia e simili, vorrei dire anche la mia su questo fondamentale argomento.
Innanzitutto, credo che la definizione di democrazia rappresentativa sia:

delegare a rappresentanti, liberamente scelti, il processo di amministrazione dei poteri“.

Su 11 parole totali ne evidenzio ben 6, per l’importanza e le conseguenze che comportano.

delegare
Perchè delegare? Indubbiamente per evidenti motivi pratici; una riunione di 30 milioni di persone sarebbe un tantinello difficile da gestire.
Più importante di questo è però la mancanza di capacità, l’indifferenza (verso un dovere) e la ‘pigrizia’ mentale.
Molto più comodo lasciare che siano ‘altri’ a fare questo sporco mestiere.
Il processo di delega dovrebbe però essere a termine, salvo riconferma, e ritirabile in tempi rapidi e con modalità semplici; dopotutto, non credo che alcuno vorrebbe un cretino o un criminale a rappresentarlo senza possibilità di cacciarlo via.

rappresentanti
rappresentare significa che il prescelto deve essere un membro comune della popolazione, ovvero un campione significativo della media nazionale. Quindi, tra i tanti prescelti di dovrebbero essere dirigenti, professionisti ma anche impegati,
operai, contadini, pescatori, minatori, maestri, giovani disoccupati, casalinghe…

liberamente
possiamo anche affermare che apparentemente non ci sono ‘forzature’ nella scelta dei rappresentanti (nessun fucile puntato alla schiena); in realtà, per storici motivi, buona parte delle scelte sono condizionate da situazioni economiche, sociali e anche personali.

scelti
A parte quanto sopra, nella situazione attuale la selezione avviene in un catalogo di facce già confezionato, da altri e in altri momenti. Certo, qualche nuova proposta ogni tanto capita, ma a mia memoria queste proposte non hanno avuto durata e peso significativi.

amministrazione
il ‘buon padre di famiglia’ amministra i beni famigliari per quanto sa che può permettesi di spendere
il ‘buon padre di famiglia’ si impegna a rendere in un futuro breve e certo eventuali aiuti ricevuti.
il ‘buon padre di famiglia’ stabilisce le regole della casa e controlla che siano rispettate.
il ‘buon padre di famiglia’ giudica e somministra pene a chi non rispetta le regole.

poteri
avere potere significa imporre la propria volontà, nel bene e nel male.
Ciò può avvenire in maniera autartica, quindi non democratica, oppure entro i limiti del programma presentato ed accettato.
In quest’ultimo caso, chi esercita il potere deve attuare quanto concordato con la maggioranza che ha espresso il mandato, anche quando l’esecuzione viene osteggiata da nicchie, seppur consistenti, della minoranza.

Cambiare si deve?
Mi sembra evidente che queste definizioni si rispecchino molto poco nell’attuale (e passata) realtà.
C’è da domandarsi se non sia ora di rivedere le impostazioni e i meccanismi democratici.
Quando il concerto dei massimi amministratori dello Stato diventa condizionato totalmente da logiche di rinnovo del mandato, l’amministrazione del potere sopra espressa viene a mancare.
Allo stesso tempo, le regole e i limiti posti alla libera scelta dei candidati e al grado di giudizio sul loro operato impediscono il ricambio.
Questo crea un circolo, più che vizioso, viziato che non si può spezzare con proposte o piccoli interventi di modifica alle leggi elettorali di delega.

Cambiare si può?
In sostanza, occorre operare su 3 fronti:

  1. incrementare il senso civico di partecipazione al processo democratico
  2. instaurare meccanismi di selezione dei candidati per tutte le funzioni pubbliche
  3. adottare misure di verifica dei risultati ottenuti e di sostituzione degli incapaci

Punto 1:il momento massimo della democrazia è l’espressione del voto, ovvero la scelta dei nostri rappresentanti a governarci. In realtà, i candidati come detto sono scelti da altri e la scelta del partito (per non parlare delle fantomatiche e irrazionali ‘coalizzioni’) avviene per meccanismi vari, da attaccamento a ‘vecchie’ ideologie alla capacità oratoria dei personaggi, dalla ‘bellezza’ dei partecipanti alla memoria che ci fa ricordare chi per ultimo ha gridato in TV. Esaurito il gravoso impegno,  ‘ce ne freghiamo’ di quello che succede dei nostri voti. Pochi  sono quelli che si sentirebbero di presentarsi e impegnarsi come candidati, salvo interessi personali. In fondo ‘fare politica’  può essere noioso e frustrante, se lo si fa solo per convinzione morale. Cambiare questo atteggiamento richiede di risolvere prima gli altri punti.

Punto 2: quando si pensa alla politica si identifica come obiettico l’insieme dei parlamentari, dimenticandosi spesso che le cariche pubbliche sono veramente tante; basti pensare a tutti gli altri organi statali e alla miriade di enti e istituzioni pubbliche, molte sconosciute ai più. Questi personaggi non sono scelti da noi e una volta eletti rimangono in carica per eoni, bel oltre i governi che li hanno messi in quella posizione. Certo sarebbe tremendamente impegnativo, per non dire impossibile, dare la possibilità di scelta per tutte queste cariche, ma forse si potrebbe individuare un criterio di scelta tra un insieme ristretto di personaggi, criterio meritocratico basato anche sui risultati ottenuti.

Punto 3: continuamente operiamo scelte nelle piccole cose del vivere quotidiano, dalle marche dei cibi alle trasmissioni televisive, basandoci sui ‘meriti’ delle diverse proposte. Nelle scelte politiche invece questo processo non viene applicato, soprattutto perchè non abbiamo elementi (o elementi certi) per giudicare l’operato dei personaggi. Occorre poter dare un ‘voto’ sui risultati ottenuti e occorre uno strumento per rimuovere gli incapaci, come accade normalmente nelle aziende (private!).

 

Domande Provocatorie

Perchè se muore un soldato – poliziotto – carabiniere (attenzione: non ce l’ho con loro!) diventa un lutto nazionale con 15′ di spazio TG, mentre quando muore un rappresentante di commercio sulla A4 (perchè; qualcuno ha lasciato un cantiere stradale aperto) non gliene frega niente a nessuno?
Qual’è; il numero di participanti sopra il quale un gruppo di persone che blocca una strada o una ferrovia diventa una ‘manifestazione di protesta’ mentre al di sotto si viene multati, arrestati o centrati in pieno da un TIR turco?
Perchè se un italiano perde il posto di lavoro, la casa e spesso la famiglia, diventa un barbone che deve dormire su una panchina ed elemosinare il cibo, mentre un ‘gruppo’ di Rom ha diritto ad avere una casa con luce acqua e gas (come minimo) offerta dallo Stato? E’ forse come la domanda precedente (ovvero, basta essere un ‘gruppo’?)
Quante leggi, decreti e modificazioni abbiamo in Italia ? ovvero, quanti poliziotti ci vorrebbero per farle rispettare? ovvero, quanto tempo e quanti sforzi richiederebbe? ovvero, i tribunali e le carceri esistenti sarebbero sufficienti per tutti?…ovvero, è proprio necessario creare 2 nuove leggi al giorno senza poi poterle applicare?
Chi tiene i conti dello Stato e come? Come è possibile che la Corte dei Conti (o altre istitutzioni preposte), dal 1946 a oggi non sia mai riuscita a sapere quanti soldi incassa lo Stato e quanti ne spende ? L’unica certezza è che a ogni cambio di Governo (di qualsiasi colore!) si trova una ‘voragine’ lasciata dal Governo precedente, salvo poi scoprire che di soldi ne erano rimansti molti di più in cassa.