Questione di lavoro

Ore 20.30 – 21.00: TG serale (qualsiasi testata)

Argomento: normativa sul lavoro, articolo 18, disoccupazione, fatturato e PIL…
Immagini: operai al lavoro su macchinari od operai in transito ai cancelli delle fabbriche
Questo è il quadro che la nostra ‘informazione’ ci presenta quotidianamente.

Personalmente ho lavorato per 30 anni in aziende commerciali o di servizi, ovvero ero un impiegato. Mia moglie, idem. I miei amici, idem. Le mogli o i mariti dei miei (tanti) colleghi, idem.
Ma questo evidentemente non è la situazione reale del lavoro in Italia.
L’Italiano lavoratore è un operaio.

I grandi dibattiti della politica sono la riduzione settimanale dell’orario di lavoro (così si creano più posti di lavoro!?), l’aumento di produttività ottenuto riducendo la durata delle pause giornaliere da 20′ a 10′, il riconoscimento di ‘attività stressante’ e ora, finalmente, sulle possibilità e modalità di licenziamento.
Tutto giusto e sacrosanto, per carità. Non è che voglio prendermela con la ‘classe operaia’ (vecchia etichetta dei ’70) importante e rappresentata fetta della forza lavoro.
Ma ci sono anche altri, tanti, lavoratori che non hanno la ‘fortuna’ di lavorare in fabbrica.

IMPIEGATI

Prendiamo gli impiegati, con speciale attenzione a quelli delle aziende tecnologiche (una volta ‘Hi-Tech’) che conosco bene.
L’orario giornaliero di lavoro, ufficiale, è di 8 ore, senza pause escluso il pranzo.
Le pause caffè sono ammesse in assenza del capufficio, oppure in sua presenza purchè si parli di lavoro.
L’orario effettivo si estende di almeno 2 ore (mai retribuite): “Ma come, sono solo le 7 e te ne vai già a casa?”
L’orario settimanale comprende un buon numero di sabati, di norma la mattina, talvolta il pomeriggio e qualche domenica all’anno (Kick-Off meeting, Brainstorming, Updates, Special Meetings…).
Mai retribuiti.

La retribuzione è in genere buona, superiore a quella base dell’operaio non specializzato, purchè non si stia operando come ‘stagista’, CO.CO.CO., ‘apprendista’ (a 26 anni!) o simili.
Però…se sei in meeting puoi chiedere un permesso (molto veloce) per fare pipì (non oltre); pause caffè o addirittura pranzo, escluse, tranne in poche aziende ‘illuminate’.
Se non sei in meeting puoi andare a pranzo, ma è consigliato ridurre queste pause ‘improduttive’: diciamo che 20′ o 30′ sono sufficienti.
Alla sera, finito il normale turno di lavoro, tra le 19.30 e le 20.00, è buona cosa andare tutti insieme a farsi un aperitivo e uno snack… fa molto ‘team’, e magari si può parlare di quell’idea…
Finito il ‘post meeting’ te ne puoi andare a casa, tanto hai il cellulare aziendale (che deve sempre essere raggiungibile), per cui possiamo continuare a parlare di quell’idea mentre guidi, oppure dopo cena (!?), quando sei stravaccato sul divano, o domani mattina (sabato)…
E alla fine, quando arriva il nuovo Manager che ha, sempre, come obiettivo primario quello di ridurre i costi operativi del 20%, bisogna lasciare a casa il 20% degli addetti.
Si prendono i più anziani (età e lavoro) perchè guadagnano di più, si mettono in un nuovo gruppo di lavoro (‘special team’) e dopo un paio di mesi si dichiara che questo gruppo non è più strategico e quindi si può eliminare, in tutti i sensi.
Una veloce contrattazione coi sindacati (!), solo sull’importo, non sul metodo, e te vai a casa con 6..18 mesi di mensilità.
E sei disoccupato, spesso a vita.
Chi vuoi che assuma un 50enne, ricco di esperienza, ma mezzo rincoglionito, piantagrane (perchè ne ha viste tante), poco adattabile (il sabato mattina pretende di andare a fare la spesa con la moglie!) e, soprattutto, senza entusiasmo.

Ricordo che per un certo tempo, era venuto di moda finire i meeting con la frase “spaccheremo il culo ai passeri”. Ora, a parte il fatto che non capisco cosa abbiano fatto di male i passeri e come uno possa godere a sodomizzarli, ce lo vedete un 50enne che urla ‘sta frase con convinzione?
E allora si passa alla fase 2:

LIBERO PROFESSIONISTA

Ti inventi un lavoro. Per forza: o hai accumulato stock option da capogiro oppure quello che hai messo da parte ti può bastare per qualche anno, e poi ?
E l’INPS chi me la paga? E prenderò mai la pensione? E quando? E quanto?
Certo, si può cercare un nuovo lavoro al di fuori del settore di provenienza, per quanto detto.
Come sempre i nostri TG ci presentano, ci sono migliaia e migliaia di richieste insoddisfatte nel commercio (panettieri, macellai,..) e nell’artigianato (apprendisti e collaboratori), che devono essere coperte da extra-comunitari perchè gli italiani non si ‘abbassano’ a svolgere questi lavori (forse perchè sono in nero? e l’INPS chi me la paga?).
Se però uno risponde a questi annunci non riceve alcuna risposta.
Forse vedono che hai 50 anni e si dicono “figurati se uno così si adatta a questo lavoro”, o forse si vergognano perchè loro ne hanno 40 di anni.
O forse perchè gli annunci sono delle bufalate pazzesche, utili per riempire le pagine degli annunci e vendere i giornali, oppure fare vedere che l’agenzia interinale XXXX ha un grande giro di proposte.

E quando diventi un libero professionista (ovvero non lo sei dall’inizio in quanto avvocato, commercialista, consulente, etc) è l’inizio della fine.
Ti apri la partita IVA (per un anno sei tranquillo perchè lo stato sta a vedere cosa succede) e ti butti a fare qualcosa che non hai mai fatto prima: dalla vendita porta-a-porta, alle agenzie pubblicitarie, dalle consulenze ‘wedding planner’ al decoratore di interni.
Intanto non hai più coperture assicurative, l’INPS te la paghi tu e non hai più ne diritti ne rappresentatività; come dice una gentile signora su un blog, diventi un ‘fantasma che anticipa i soldi allo stato’.
Certo, perchè passato un anno, che sia andata bene o male, lo stato grazie ai fantastici Studi di Settore vuole essere pagato.
“Ma come, non hai guadagnato almeno quanto previsto dallo Studio? Sei un incapace, cambia lavoro.”
“Vuoi protestare? Rivolgiti alla tua categoria!..ah, non esiste una categoria?..peggio per te!”

E qui non parlo di agricoltori, pescatori e allevatori, perchè non conosco in dettaglio le problematiche, ma almeno loro hanno una rappresentatività riconosciuta (magari inutile, ma ce l’hannno).

In conclusione, il mondo del lavoro in Italia non è composto solo da operai, anzi…però le ‘bandiere rosse (*)’ sono loro.
E il confronto Governo-Sindacati è in realtà un confronto Governo-Operai: e gli altri lavoratori devono sottostare slle scelte e ai condizionamenti posti da solo una parte del mondo del lavoro.

I NUMERI DEL LAVORO

In termini assoluti, la maggior parte è alle dipendenza del ministero dell’Istruzione: ci sono oltre 800 mila insegnanti e professori di vario grado oltre al personale non docente, tanto che la cifra totale raggiunge 1.2 milioni. A seguire c’è la sanità con oltre 860 tra medici e infermieri e le Forze di Polizia con circa 400 mila addetti. Le Forze Armate si attestano attorno alle 190 mila unità. Poi ci sono tutti gli altri, dai dipendenti ministeriali ai regionali, provinciali, comunali e via dicendo.
[fonte: http://dibattitomorsanese.blogspot.it/2011/11/numeri-utili-dipendenti-pubblici-in.html]

i dipendenti di Poste Italiane ammontano infatti a circa 154.000 impiegati, seguiti da quelli che lavorano presso le Ferrovie dello Stato, che sono circa 87.400. Al terzo posto Fiat, con 81.000 persone assunte in Italia, su un totale di personale dipendente che supera le 191.000 unità. Al quarto posto si piazza l’Eni, con 78.400 dipendenti, di cui 38.400 impiegati in Italia, seguita da Enel, che su un totale di 81.200 dipendenti, ne impiega 38.100 sul territorio nazionale.
[fonte: http://www.universando.com/blog/i-dipendenti-in-italia/]

CGIL: 5.748.269
CISL: 4.542.354
UIL: 2.184.911
TOTALE: 2010: 12.475.534

Tasso di sindacalizzazione (2000): circa 35% (fonte: online.cisl.it)
Pensionati aderenti: circa 47%
In Italia i liberi professionisti sono circa 2 milioni di individui
Numero partite IVA individuali attive – anno 2009

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