2012 la fine del mondo

Previsioni Maya, film catastrofici, annunci teologici-mistici, conferme e smentite scientifiche.
Il 21 Dicembre 2012 arriverà e passerà, con il pianeta Terra molto probabilmente ancora al suo posto, quasi in ordine (come ora insomma), con i brevi meteoriti ancora li a gironzolare intorno a qualche milione
di kilometri e con il Sole che ‘rutterà’ i suoi consueti sbuffi di gas.
Ma è altrettanto probabile che per alcuni, forse per tanti, sarà l’anno della fine del mondo.
Di sicuro per quelli che si sono già suicidati o lo faranno nei prossimi mesi per protesta, per insostenibilità delle condizioni di vita, per ‘stanchezza’ di una vita priva di soddisfazioni e anche, incredibile, perchè ‘di moda’.
Poi ci saranno i morti per ‘rivoluzioni’ locali, sempre più estese,contro governi e gruppi di potere che accentrano ricchezze e privilegi lasciando agli altri briciole, quando ci sono. E non mi riferisco a paesi centro-africani o medio-orientali, ma alla verde Europa.
Tutte queste saranno morti reali e definitive, quindi la ‘fine del mondo’ per singoli individui.
Per altri, tanti altri, sarà invece la ‘fine del mondo’ abituale, quello che conosciamo da sempre e che utilizziamo quotidianamente quale modello per confrontarci e misurarci con gli altri.
La fine di di sicurezze, di privilegi, di comodità, di posizioni acquisite e considerate inalienabili. ‘Status symbols’ divenuti insignificanti, investimenti economici che evaporano, riconoscimenti sociali dimenticati, tutto spazzato dall’angoscia di vedere il proprio mondo che crolla travolto da cambiamenti sociali ed economici non preventivati, anche se prevedibili guardando all’andamento degli ultimi anni.
Punti di riferimento che cambiano continuamente come una bussola impazzita: non più gli USA, ricchi e stabili,; non più l’URSS, monolitica e inattaccabile; non più la Cina, troppo vasta per non implodere; non più il Giappone, troppo piccolo e tremolante; non ancora l’India, il Brasile e il Sud Africa. Mai il Medio Oriente musulmano, unito da una religione e diviso da etnie e ricchezze eccessive.
Gli altri Paesi, tri i quali il nostro piccolo, sono spazzati dalle continue sferzate dei cicloni generati dalle ‘bolle’ di calore finanziario.

Mi chiedo: cos’è che ha tenuto insieme, finora, questo calderone di popoli, risorse e idee così varie? L’Economia, il metro di misura della forza di uno stato.
Se l’Economia, sempre con la ‘E’ maiuscola, non funziona più perchè si è trasformata da un sistema di misura della ricchezza a una ricchezza a sè stante, artificiosa e mobile a piacere, tutto il castello politico e sociale costruito sopra queste fondamenta crolla.
Una volta come riferimento c’era l’oro, poi il Dollaro, ora i Trash Bond, e questo fa capire come la fiducia sull’Economia ‘reale’ possa essere debole e l’efficacia delle iniziative a contrasto così scarsa.

Non credo che esista un problema dell’anno 2012, piuttosto ritengo che esista un problema del ‘secolo’.
L’ultimo se ne è andato, in parte male, con le sue 2 guerre mondiali e centinaia di altri conflitti con milioni di morti, in parte bene, con gli sviluppi tecnologici e della medicina che hanno probabilmente salvato altrettante vite. Questo ovviamente parlando del mondo ‘occidentale’; il resto del mondo non è importante.

Il secolo attuale avrebbe dovuto partire da un ripensamento delle logiche sociali e un ribaltamento totale delle costruzioni politiche, magari considerando anche quel ‘pezzetto’ del resto del mondo.
Il che non è avvenuto.
Se si guarda all’accelerazione dei cambiamenti globali nel XX° secolo non si può che essere incerti e preoccupati per quello che potrà essere nei prossimi 20-30 anni.
O ci sarà una grande 3° guerra mondiale, che spazzi il 90% della popolazione mondiale (600 milioni di individui sono più che sufficienti per ricostruire una civiltà), oppure sarà comunque la fine del mondo come lo conosciamo.
Non la fine dell’umanità, ma qualcosa che, nonostante le mie letture, non riesco ad immaginare. Qualcosa che non mi sento di affrontare.

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