Elogio di una persona comune

in memoria di Filippo Raciti

Non conoscevo Raciti, ne mai lo conoscerò più. Non so chi fosse, se una brava persona o una così così; dopo la morte tutti diventano santi. Una cosa credo però di saperla: non era un eroe. Di eroi ce ne sono stati pochi in passato e pochissimi ai nostri giorni. Era una persona normale: la migliore per la propria famiglia, la persona amata per la moglie, un caro amico per i propri amici, ma al di fuori della cerchia di conoscenti, nessun altro lo conosceva. Adesso è famoso, senza averlo cercato.
Ne abbiamo fatto un’eroe, come tanti altri recentemente, perchè è morto facendo il suo lavoro. Tanti purtroppo muoiono lavorando, in cantiere, sulle strade, nelle fabbriche, ma non sono eroi, solo disgraziati.
Cosa fa quindi di Raciti una persona diversa?
Era una persona che aveva scelto, o potuto, fare un certo mestiere. Perchè di mestiere si tratta; non credo alla vocazione e alla missione. Alla sera, al rientro a casa, tornava ad essere marito, padre, figlio come tanti altri, con tutti i piccoli e i grandi problemi di tutti. Ne abbiamo fatto un simbolo, e questo è sbagliato. E’ lo stesso ragionamento che fanno quei poveri deficenti che l’hanno ucciso. Quello che questi disgraziati dovrebbe pensare (se ne sono capaci, e con la loro sola testa) è quello che dovrebbere dire i media: era una persona che svolgeva un lavoro; forse pesante, a volte pericoloso (ma molti poliziotti si annoiano), sicuramente non gratificante, visto che spesso, molto spesso, i risultati di questo lavoro sono vanificati da cavilli e avvocati.
L’averlo ucciso non è una grande impresa; non hanno distrutto un simbolo, ma una persona.
Non hanno perso i Buoni, ma solo la sua famiglia.
Se i suoi assassini potessero, e volessero, riconoscere questo, riconoscere che il loro obiettivo era una persona come loro, forse, e ripeto forse, potremmo fare un passo avanti. I bastardi hanno applaudito mentre caricavano la Polizia: terribile. Ma anche applaudire ai funerali è per me terribile. Il dolore che provano in quei momenti i familiari è immenso, e non può essere mitigato dalla ‘solidarietà’ di sconosciuti. La solidarietà andrebbe forse dimostrata in tutti gli altri giorni, quando vediamo intorno a noi cose che non dovrebbero esistere ed essere tollerate (gli striscioni inneggianti all’odio e i muri ricoperti di infamie). Perchè non interveniamo prima, con coraggio civico, per dununciare queste situazioni?
E per finire: Catania non vergognarti. Non sei diversa da tante, forse tutte le altre città. Italiani vergognamoci! Politici vergognamoci! Ma già…adesso avete preso in mano la situazione ‘a muso duro’ e con ‘tolleranza zero’…siamo a posto.
Cari famigliari e amici di Raciti: non posso capire il vostro dolore, come non capisco quelli di chi perde un figlio, padre, marito. Capisco il dolore che ho provato io in situazioni simili; forse è di più, forse di meno, sicuramente è tanto. Non posso quindi esprimere quelli frasi troppo spesso vuote di condoglianze, solo augurarvi di trovare al più presto quella accettazione di un nuovo stato di vita.

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